Interviste
Pubblichiamo qui di seguito le interviste effettuate, per documentarci sulla produzione locale del vino.
Intervista n° 1: La
cura
della vigna
Risponde il sig. Antonio Lovisi (collaboratore scolastico in pensione), amante della campagna ed esperto di lavori agricoli.
Lavora molto nella vigna?
L’intensità
del lavoro dipende dai periodi; giugno e luglio sono mesi molto operativi ed
impegnativi per la prevenzione della malattia e per la cura e la sistemazione
dei filari. Oggi, generalmente, la distanza, tra un filare e l’altro è tra cm
100 e m 2,50, mentre tra una pianta e l’altra è m 1,25.
Una vigna di 6 filari è per uso familiare e produce
circa 10 quintali di uva.
Una vigna grande
è formata da 12/16 filari e produce circa il doppio.
In media per quante ore al giorno?
Più ore si dedicano alla vigna, migliori saranno i
risultati, in media 5 ore di lavoro giornaliero.
In quali mesi?
Da
Febbraio ad ottobre, perché
dalla raccolta dell’uva fino a Gennaio ci si riposa, non essendoci nulla
d’importante da svolgere.
In che cosa consiste il suo lavoro?
La mia è una passione; a me piace lavorare, vedere
la mia vigna, che sembra una cartolina.
A febbraio, si legano i tralci, con un sostegno in
legno di 40/50 cm, in base alla consistenza della pianta, e si annodano con un
filo di ferro; per eseguire questo lavoro, occorrono 20 giorni.
Dalle nostre parti, c’è una cattiva abitudine;
si aspetta che compaia la “malattia”; invece, ogni 15 giorni, è
necessario una cura di prevenzione; comunque, dipende dalla posizione della
vigna: una zona ventilata è meno soggetta ad “ammalarsi”; inoltre, bisogna
impiantare i filari rivolti al sole; la mia vigna è posizionata
in modo da prendere il sole in ogni momento della giornata; per esempio,
un grappolo con chicchi verdi ha ricevuto meno sole, con chicchi gialli ha avuto
abbastanza sole. La prevenzione consiste nel togliere costantemente le erbacce e
nel coltivare il terreno ad anni alterni. Inoltre, utilizzo le favette come
fertilizzante, perché non adopero prodotti chimici.
Durante la pulitura delle piante, circa 20 giorni
prima della vendemmia, tolgo le foglie, per far prendere più sole ai grappoli,
perché è il sole che dà sapore; infatti, i grappoli, che si trovano vicino al
terreno, sono i migliori, perché ricevono il calore emanato dalla terra;
l’unico rischio è la grandine, che troverebbe un grappolo scoperto e non
protetto dalle foglie.
La cura
della vigna è meno faticosa quando si è appassionati. Una volta era più
stancante perché si usava solo la zappa, andava fatto tutto a mano e si zappava
per mesi; i filari si piantavano a
Adesso siamo attrezzati di trattori,“i filari” sono piantati a m 2,50 di distanza proprio per consentire l’utilizzo dei mezzi agricoli; il lavoro è diminuito e la produzione è aumentata. Oggi, purtroppo, si abbandona l’agricoltura, dimenticando che il lavoro è meno faticoso e richiede minor tempo.
Il trattore per rimuover la terra tra i filari, la zappa per piccoli spazi, dove non passa il trattore; inoltre, la pompa per spruzzare lo zolfo sui grappoli.
Il
Verderame che si scioglie nell’acqua (10q di acqua e
Sì, perché ognuno rispetta le tradizioni; si usavano gli stessi prodotti: verderame e zolfo; comunque c’erano meno malattie.
Tre qualità: ciliegiolo, trebbiano di Eboli e Barbera, che spesso sono mischiate per ottenere un buon il vino.
A Caselle qual è la qualità più diffusa?
Credo,
il barbera; oggi, i mercati offrono ampia scelta, ma alcuni tipi di uva, che
provengono dal nord, non vanno bene per le nostre zone. In passato, non
c’erano tante qualità, le più diffuse erano l’aglianico calabrese e il
barbera.
Generalmente
ci si crede, per esempio nel giorno di San Francesco, 4 ottobre non si deve
raccogliere l’uva; la luna calante è di buon auspicio; secondo altri si può
raccogliere ma non macinare o pesare, quando le fasi lunari sono crescenti.
La ringraziamo molto per la sua disponibilità, l’aspettiamo per il
prossimo incontro: “della vendemmia al vino”.
A disposizione.
Risponde ancora il sig. Antonio Lovisi.
Qual
è il mese migliore per vendemmiare?
Dipende dalla zona, in cui
è situata la vigna, se è soleggiata o meno, e dal vino
che si vuole ottenere.
L’uva matura dà un vino
più dolce, che a me non piace, per
cui vendemmio sempre dopo San Michele, verso il due o il tre ottobre.
Quanti
giorni dura la vendemmia?
Dipende dall’estensione
della vigna; la mia è piccola: ricavo diciassette quintali di uva, perciò è
sufficiente il lavoro di due o tre persone per cinque ore.
Bisogna,
comunque, avere l’accortezza di raccogliere l’uva quando la temperatura è
fresca, quindi la mattina presto, o di notte;
l’uva non deve rimanere
molto tempo nei cesti, e va pigiata
subito, altrimenti il vino non sarà di buona qualità; a Caselle, molte persone
rovinano il vino, perché non adottano questi accorgimenti.
Che
cosa usa per raccogliere l’uva?
Forbici,
cesti o cassette.
Che cosa si usava 40/50 anni fa?
Gli stessi strumenti, anche
per le vigne molto grandi; cambiava solo il numero dei partecipanti.
Come
avviene la raccolta oggi?
La raccolta avviene,
generalmente, la mattina presto o durante una giornata nuvolosa; con le forbici,
si tagliano i grappoli e si
depongono, con delicatezza, nei cesti e nelle cassette; successivamente, le
cassette o i cesti sono caricati sui mezzi agricoli, e trasportati, nei
rispettivi magazzini, per la pigiatura.
Come
avveniva la raccolta 40/50 anni fa?
Quasi allo stesso modo;
l’unica differenza era la mancanza
dei mezzi agricoli: in sostituzione, erano utilizzate le donne, che
trasportavano i cesti, rigorosamente di vimini e non in plastica, tenendoli in
equilibrio sulla testa; ricordo 20/30 donne in fila, che svolgevano, cantando,
questo lavoro.
Durante
la vendemmia che cosa si mangia?
Generalmente, si mangia la
sera, dopo aver lavorato. Si consuma pasta, salame, carne e, naturalmente, non
manca un buon bicchiere di vino.
40/50 anni fa un pranzo, era
più apprezzato, perché c’ era molta povertà; chi aveva la possibilità
preparava un capretto, o un agnello, oppure un coniglio.
Durante
la vendemmia, si cantava?
Sì
Ci
sono proverbi particolari?
Sì, ma non li ricordo.
In
questa giornata ci si stanca?
Certo: si lavora con
accortezza, per non rovinare l’uva, e si devono sollevare cassette molto
pesanti.
Come
viene pigiata l’uva?
Con una macchina elettrica,
che, dopo aver separato i chicchi dal raspo, li schiaccia. Io, comunque,
aggiungo un po’ di raspi, perché rimane il picciolo, la parte più dolce, che
dà un sapore particolare al vino.
Come
veniva macinata l’uva 40/50 anni fa?
I grappoli, buttati nel
tino, erano pigiati a piedi nudi; successivamente, grazie alla fermentazione,
avveniva una separazione naturale, poiché, i raspi risalivano a galla. Oggi,
nessuno usa più questo metodo; il vino era, comunque,
migliore, perché se ne otteneva una quantità selezionata, di gradazione
più alta; con i metodi moderni, se ne produce di più, ma è un vino leggero,
da tavola.
Quanto
tempo occorre per preparare le botti, i tini ecc.?
Ci vuole molta attenzione e
cura: si devono evitare i solventi chimici, che il legno assorbe facilmente;
almeno venti giorni prima di utilizzare questi contenitori, bisogna lavarli bene
con acqua calda, poi farli asciugare a temperatura ambiente e, infine, tapparli
con turaccioli di sughero.
Quanto tempo il mosto
rimane nel tino?
Dipende dalla qualità e dal
gusto: il bianco, ad esempio, richiede meno giorni. Io ritengo che, per il
mosto, bastino 10 giorni; altre persone sostengono che siano sufficienti tre
giorni: in tal caso, si avrà un vino troppo dolce.
Quando e come imbottigli il vino?
Preferisco tenere il vino
nelle damigiane e, poi non lo conservo a lungo, nelle bottiglie; queste ultime
vanno tappate per bene con turaccioli di sughero e, in cantina, devono essere
disposte, un po’ inclinate orizzontalmente.
Intervista
n°3
: La
pigiatura di un tempo
Dalla raccolta alla pigiatura secondo il ricordo dei nostri nonni: VITO VASSALLO di anni 65, REMO FISCINA di anni 69, GIUSEPPE RIVELLO di anni 69, ADOLFO SAVINO TANCREDI di anni 62.
Sono state effettuate quattro interviste ma alcune risposte, poiché erano simili, hanno una sola versione, altre, invece, presentano le diverse opzioni.
In
che periodo avveniva la raccolta dell’uva?
Fine settembre, metà ottobre, inizi di novembre.
Si
teneva conto delle fasi lunari?
- Si teneva sempre conto delle fasi lunari, secondo “a fangatura o a criscitura” (fase calante e crescente della luna).
- Non si vendemmiava mai con la luna piena.
- Alcuni ne tenevano conto e altri no.
C’erano
dei giorni prestabiliti per la raccolta, (a causa del clima, giornata troppo
umida o secca, ecc)?
Si, quando il tempo era buono, perché l’uva doveva essere asciutta.
Partecipavano
le donne e i bambini?
Si partecipavano. Le donne portavano il cesto d’uva fin dove si pigiava.
Quanto
tempo durava?
Dipende dalla grandezza della vigna e dalla quantità dell’uva.
Quali
recipienti venivano usati per la raccolta?
- Le sporte antiche fatte di canne e di salice, le ceste e le “fiscine”, portate dagli asini, perché non c’erano trattori.
Separava
l’uva buona da quella cattiva?
Si, l’uva cattiva si lasciava vicino le piante.
Separava
l’uva nera
da quella bianca?
A volte sì, veniva separata per fare il vino bianco; a volte non si separava e si otteneva un vino, color “cirasuolo”.
La
raccolta dell’uva era totale o si lasciava qualche varietà di uva per i mesi
invernali da utilizzare come frutta?
Sì lasciava l’uva dura, da raccogliere successivamente, e poi si appendeva al soffitto, per consumarla durante le feste natalizie.
L’uva
raccolta come veniva trasportata dalla campagna?
Con gli asini e con le donne.
La
pigiatura avveniva subito dopo la raccolta?
La sera della raccolta, o quella successiva.
Chi
la faceva?
Gli uomini.
Come
si faceva?
L’uva veniva messa in un tino e, a piedi nudi, si schiacciava.
La
pigiatura era faticosa?
Eh! Si sudava ma, a volte, ci si divertiva.
L’uva,
nel tino, si lasciava così o era spinta verso il basso, a “cuocere” sotto
il vino?
Si spingeva sotto, doveva stare nel vino, per dargli colore.
Quanto
tempo si lasciava fermentare il mosto? Il vino fermentava anche nelle botti?
Secondo la quantità: ad esempio, per 5 o 6 quintali, ci vogliono 5 o 6 giorni; fermentava nei tini, dai quali, una volta pronto, veniva travasato nelle botti, accuratamente tappate.
La
“stringitura” veniva aggiunta al vino? O separata?
Alcuni la aggiungevano, ma nella maggior parte no.
Si
faceva anche “l’acquata”?
Una volta sì ma ora non più; per fare l’acquata, si aggiungeva acqua alle vinacce, in modo da aumentare la quantità di “vino” (acqua colorata).
Conosceva
persone che “alteravano” (adulteravano) il vino?
No, perché il vino era prodotto per consumo familiare.
Quali
erano i metodi più usati per “colorarli” o aumentare la gradazione
alcolica?
- Non c’era lo strumento per misurare i gradi, come veniva te lo prendevi.
- Stava qualche giorno in più e si pigiava più volte così veniva più nero.
Che
cosa usavate per filtrare il vino durante i travasi?
- Travasavamo il vino da una damigiana all’ altra e poi quello di sotto si faceva “riseri” ( riposare) e si metteva in un’altra damigiana.
- Il “muto” (Imbuto) con il filtro.
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